LA MISSIONE GALILEO VERSO GIOVE

Lanciata nell'ottobre del 1989, la Galileo ha raggiunto Giove il 7 dicembre 1995. La navicella porta 11 strumenti scientifici per studiare il pianeta, i suoi satelliti e la sua magnetosfera. Nella parte inferiore c'e' la sonda a forma di cono che, staccatasi dal corpo principale, e' penetrata nell'atmosfera gioviana inviando dati preziosi.
Per sfruttare l' effetto di 'fionda gravitazionale' offerto dalle masse dei pianeti e risparmiare prezioso carburante, la Galileo ha puntato prima su Venere, poi nuovamente verso la Terra e, dopo aver attraversato la fascia degli asteroidi dandoci la prima immagine in assoluto di uno di essi, e' tornata verso la Terra per l'ultimo slancio, diretta finalmente verso Giove.(JPEG, 497 K)
(NASA-JPL)

Logo della missione spaziale su Giove, intitolata a Galileo. (JPEG, 495 K)

La navicella viene preparata per essere inserita nello Shuttle che la portera' in orbita. I materiali neri e dorati, e lo scudo solare sono serviti a proteggere la strumentazione dagli sbalzi termici e dalle micrometeoriti. (JPEG, 391 K)
(NASA-JPL)

Il 18 ottobre 1989 la Galileo viene rilasciata nello spazio dallo Shuttle Atlantis. (JPEG, 278 K)
(NASA-JPL)

Puntando l'antenna verso la Terra la navicella giunta ormai in prossimita' di Giove invia i suoi dati preziosi. Cosi' ci immaginiamo che dovesse apparire questo evento. (JPEG, 172 K)
(NASA-JPL)

La Grande Macchia Rossa di Giove, ripresa dalla Galileo il 26 giugno 1996. Si tratta di un ciclone di proporzioni immense, quasi tre volte il diametro della Terra, presente nell'atmosfera del pianeta da almeno 300 anni. I venti vi soffiano in senso antiorario a quasi 400 Km all'ora. (JPEG, 168 K)
(NASA-JPL)

Gli obiettivi scientifici della missione si concentrano in tre aree: l'atmosfera di Giove, la magnetosfera e i satelliti. Rispetto alle osservazioni di Galileo Galilei le immagini ottenute migliorano il dettaglio di almeno 1 milione di volte. (JPEG, 242 K)
(NASA-JPL)

Configurazione di volo della navicella Galileo. La struttura ad ombrello semiaperto e' l'antenna ad alto guadagno che purtroppo si e' bloccata al momento dell'apertura restando inutilizzabile.
I dati tuttavia arrivano a Terra senza problemi, benche' in tempi molto piu' lunghi, usando la piccola antenna sulla cima della navicella. (JPEG, 477 K)
(NASA-JPL)

7 dicembre 1995: la discesa nell'atmosfera di Giove della sonda liberata dalla navicella Galileo, in una immagine artistica. Il paracadute e' completamente aperto e lo scudo termico si e' staccato. La sonda ha trasmesso dati per quasi un'ora prima di andare perduta a causa dell'aumento di pressione e temperatura degli strati piu' densi dell'atmosfera gioviana.(JPEG, 393 K)
(NASA-JPL)

Immagine straordinaria di Io sullo sfondo delle nubi gioviane. Ha circa le dimensioni della Luna ed e' il piu' vicino a Giove, tormentato dal potente campo magnetico e dalle forze mareali del pianeta.
E' stato il primo corpo del sistema solare, oltre alla Terra, a rivelarsi ancora vulcanicamente molto attivo. Ripreso dalla Galileo il 7 settembre 1996 mostra grandi cambiamenti nella sua superficie rispetto alle immagini della navicella Voyager di 17 anni fa. Le aree nere e rosse sono depositi vulcanici molto recenti. A destra verso il centro si vede il vulcano attivo Prometheus. (JPEG, 242 K)
(NASA-JPL)

La superficie di Ganimede, il piu' grande dei satelliti di Giove, fotografata dalla Galileo il 27 giugno 1996 da soli 7500 Km di distanza. Si tratta di un terreno molto antico con solchi e crateri scavati nella crosta di ghiaccio sporco. Il materiale scuro potrebbe essere derivato da frammenti di meteoriti . Il grande arco di cratere visibile sulla sinistra ha un diametro di 19 Km. (JPEG, 440 K)
(NASA-JPL)

Le pianure ghiacciate del satellite Europa sono solcate da linee e fratture piu' scure che indicano la presenza di materiale roccioso. I colori sono intensificati per rendere piu' evidenti i contrasti. L'immagine e' del settembre 1996. (JPEG, 163 K)
(NASA-JPL)

ROCKET PROPULSION MODULE (RPM)

Il motore principale della navicella Galileo e gli ugelli sono stati costruiti in Germania dalla Daimler-Benz Aerospace per la DARA. Tutte le manovre propulsive della navicella sono sotto il controllo di questo sistema che si e' dimostrato molto affidabile.
DUST DETECTOR SYSTEM (DDS)

Questo rivelatore di polveri alloggiato nella navicella Galileo, misura la velocita', la massa, la carica elettrica e la direzione di singole particelle di polvere nello spazio interplanetario e all'interno della magnetosfera di Giove. (JPEG, 30 K)
(DARA)

LIGHTNING AND RADIO EMISSION DETECTOR/ENERGETIC PARTICLE INSTRUMENT (LRD/EPI)

Strumento rivelatore di fulmini, emissioni radio e particelle energetiche, alloggiato nella sonda penetrata nell'atmosfera di Giove. La quantita' di fulmini e' risultata minore del previsto, circa 10 volte meno che in una corrispondente area sulla Terra, ma le scariche sono di intensita' 10 volte maggiore.(JPEG, 281 K)
(DARA)

I motori della navicella Galileo durante alcune prove. (JPEG, 407 K)
(DARA)


[Home] [Indice] [Precedente] [Successivo]