INAFIl Passaggio di Venere
 
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Il passaggio di Venere nel 2004

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... Scheda informativa D10

Venere nella Fantascienza

C'è vita sugli altri mondi, in particolare su quelli del Sistema Solare? Questa domanda fondamentale è stata discussa non solamente da filosofi e scienziati ma è stata oggetto di numerose storie e romanzi. Che tipo di paesaggio esiste sugli altri mondi? Che forme di vita li abitano (uomini, piante e animali)? E queste eventuali forme di vita sono sufficientemente intelligenti ed evolute da entrare in contatto con la Terra?

Nell'antichità i filosofi hanno discusso animatamente questo problema, in particolare per quanto riguardava la Luna perché questo corpo celeste, prossimo alla Terra, è molto facile da osservare anche ad occhio nudo. Il suo disco luminoso presenta regioni chiare e regioni oscure che secondo i primi osservatori erano continenti ed oceani. Il nostro satellite naturale veniva visto come un'immagine riflessa della Terra. Pensatori greci come Orfeo, Talete, Anassagora, Filolao di Crotone e Senofane ritenevano che la Luna ospitasse piante e animali simili a quelli della Terra, ma molto più belli.

Orfeo

Questo scenario venne descritto da Plutarco (46-120 d.C.) nel suo dialogo "De facie quae in orbe lunae apparet " (Sul volto che appare nel cerchio della Luna), che ispirò la prima satira filosofica sui viaggi nello spazio del greco Lucian (120-180 d.C.), intitolato "Vera Historia". Nel romanzo si narra dell'equipaggio di una nave che, spinto da una tempesta impetuosa, si ritrova sul corpo celeste vicino alla Terra dove, non solo si incontrano con gli abitanti locali ma sono anche testimoni di una guerra contro gli abitanti del Sole. Anche le storie e i romanzi pubblicati nei secoli successivi narrano della vita sulla Luna. Ad esempio, nel 1634, venne pubblicato "Somnium seu astronomia lunaris" (La summa sull'Astronomia lunare) di Giovanni Keplero (1571-1630, lo scopritore delle leggi sulle orbite planetarie) . Successivamente al consolidamento del telescopio quale strumento principale dell'Astronomia, gli studiosi si chiesero sempre più se i pianeti conosciuti fin dai tempi antichi - Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno - fossero dimora di qualche forma di vita.

Quando l'astronomo francese Pierre Gassendi (1592-1655) usò il termine "stelle" nel suo scritto "Le stelle sono abitabili", intendeva il Sole e gli altri pianeti, poiché le stelle erano ancora considerate buchi della sfera celeste più esterna e più distante. Secondo Gassendi la quantità variabile di radiazione solare che raggiungeva i pianeti ne avrebbe caratterizzato le condizioni di vita, determinando così la natura dei relativi abitanti. Pertanto, gli abitanti di Mercurio avrebbero dovuto essere molto più piccoli ed imperfetti rispetto ai venusiani, i quali, a loro volta, sarebbero stati più piccoli dei terrestri.

Anche Bernard de Bovier de Fontenelle (1657-1757) credeva che Venere fosse abitata nel suo "Entretiens sur la Pluralité des Monde" (Interviste sulla pluralità dei mondi) del 1686, il primo romanzo di fantascienza ben costruito sui mondi extraterrestri. L'autore narrava della presenza di civiltà su Mercurio, Venere e Saturno e la sua pubblicazione rimase lo scritto più popolare del genere fino alla fine del XVIII secolo. L'astronomo danese Christian Huygens (1629-1695) estese l'idea di mondi abitati al Sistema Solare. Dopo aver osservato delle macchie sulla superficie di Giove e di Marte concluse infatti che vi fossero nuvole ed acqua.

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Giovanni Keplero
(su concessione di S. Harris)

La maggior parte dei racconti e dei romanzi sui mondi extraterrestri aveva come tema la vita sulla Luna; seguivano quelli ambientati su Giove e i suoi satelliti (considerati ausili per la navigazione ad uso degli abitanti) e, infine, quelli ambientati su Marte. Quest'ordine rifletteva il livello effettivo raggiunto nelle osservazioni o dall'attrezzatura tecnica a disposizione, soprattutto lo sviluppo del telescopio. La costruzione di telescopi più grandi e di risoluzione migliore portò all'Astronomia molte nuove informazioni sulle caratteristiche fisiche dei pianeti.

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Le stelle sono abitate?

Christian Huygens

Immanuel Kant, il famoso filosofo di Königsberg (1724-1804), avanzò la teoria secondo la quale la fauna e la flora dei singoli pianeti sarebbero state formate da un tipo di materia la cui leggerezza e levità (sinonimi di intelligenza n.d.t.) dipendevano dalle rispettive distanze dal Sole. Gli abitanti della Terra e di Marte si trovavano dunque ad un livello basso, di intelligenza di molto inferiore a quella degli abitanti di Venere e Mercurio, perché più vicini al Sole. Quale prova del grado di evoluzione culturale, Kant considerava inoltre gli anelli e i satelliti, e riteneva che la loro assenza, nel caso di Venere e Mercurio, fosse giustificata dal fatto che tali mondi fossero abitati da creature irrazionali e fossero pressoché deserti.

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Marziani
(su concessione della Warner Bros)

Fra gli studiosi che affrontarono la questione fondamentale della vita su altri mondi vi furono anche l'astronomo anglo-tedesco William Herschel (1738-1822) che scoprì il pianeta Urano, e l'astronomo tedesco Franz von Paula Gruithuisen (1774-1852), insegnante a Monaco. Quest'ultimo narrò di città, strade e fortificazioni sulla Luna ed affermò in uno dei suoi scritti che gli abitanti di Venere avrebbero celebrato sovente feste e riti con fuochi e falò perché sul pianeta gli alberi crescevano molto più vigorosamente addirittura delle giungle incontaminate del Brasile.

Fino alla metà del XIX secolo, le concezioni della vita su altri pianeti si basavano essenzialmente su pura fantasia o ipotesi approssimativamente scientifiche, ma non su fatti concreti. Tale situazione cambiò radicalmente con la scoperta degli spettacolari canali di Marte ad opera dell'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli (1835-1910) nel 1877. Tale scoperta segnò l'inizio dei romanzi ambientati su Marte. Dieci anni prima, il francese Jules Verne (1828-1905) aveva pubblicato un romanzo intitolato "De la Terre à la Lune", dando così origine al genere della fantascienza.

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Jules Verne

Nel 1897 e nel 1898 vennero pubblicati due romanzi di fantascienza su Marte che divennero un riferimento per la nuova generazione di autori che seguì e che cristallizzarono l'immagine del pianeta per gli anni a venire. Il tedesco Kurt Lasswitz (1848-1910) scrisse "On two Planets" (Su due pianeti) e l'inglese George Wells (1866-1946) scrisse "The War of the Worlds" (La guerra dei mondi). Entrambi descrissero Marte come un mondo estinto da tempo, una volta popolato da esseri altamente civilizzati che cercavano di invadere la Terra. Gli anni fra il 1900 e il 1914 videro lo sbocciare del tema di Marte nella fantascienza. In questi anni videro infatti la luce i ben undici volumi delle avventure su Marte ad opera dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs (1875-1974), più noto forse come il creatore del famoso eroe della giungla Tarzan. Fu Burroughs, tra l'altro, che ritrasse i marziani come esseri verdi.

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Piccoli uomini verdi
(su concessione Star trek)

Le nuove nozioni della chimica sembravano dimostrare che tutti i pianeti del Sistema solare contenessero gli stessi elementi chimici presenti sulla Terra. Così, agli albori del XX secolo, gli scienziati ne trassero la conclusione che l'atmosfera di Venere fosse simile a quella della Terra, che presentasse cioè le stesse componenti gassose. Una descrizione affascinante di questi concetti è presente nel libro "Inhabited Worlds (Mondi Abitati) dell'astronoma francese Camille Flammarion (1842-1925).

Venere vide la luce come tema di romanzi di fantascienza negli anni '30. Il pianeta veniva dipinto come un mondo incontaminato con la flora e fauna che esistevano sulla Terra nel Carbonifero e nel Permiano: giungle, deserti, oceani, vulcani e dinosauri. Le storie narrate riflettevano le avventure coloniali dell'Africa e dell'America occidentale. Tuttavia, Venere ottenne un numero inferiore di recensioni rispetto ai racconti su Marte: "Fury" (Furia) di Henry Kuttner, nel 1947, e "The Space Merchants" (I mercanti dello spazio) di Fredrik Pohl e M.C. Kronbluth nel 1952. I romanzi su Venere più noti furono scritti da Edgar Rice Burroughs "Pirates of Venus" (I pirati di Venere) (1934), "Lost on Venus" (Sperduti su Venere) (1935), "Carson of Venus" (Carson di Venere) (1939), "Escape on Venus" (Fuga su Venere) (1946) e "The Wizard of Venus" (il Mago di Venere) (postumo, del 1970).

I Mercanti dello Spazio
(su concessione della Ballantine Books)

Lo scrittore polacco Stanislv Lem fu uno dei primi a creare un'immagine di Venere che riflette le attuali conoscenze delle condizioni della superficie del pianeta. Nel suo romanzo "The Astronauts" (Gli astronauti) (1951), descrive la superficie del pianeta come un luogo infernale. Gli astronauti che la visitano nel corso di una spedizione internazionale scoprono che la causa non era stata naturale. Di fronte ai resti una civiltà estinta ma altamente tecnologica, trovano infatti le prove di un suicidio nucleare di massa, con distruzione totale dell'ambiente. I visitatori terrestri scoprono inoltre che i venusiani avevano pianificato di invadere la Terra e che solo il disastro atomico ne aveva impedito il perfido piano. La Meteora Siberiana del 1908 sarebbe stata in realtà una navicella spaziale ricognitore (pathfinder) della flotta d'invasione venusiana.

I primi sorvoli a breve distanza dei mezzi spaziali sovietici e americani ed i dati da essi trasmessi posero fine ai romanzi di fantascienza classici su Venere. Tali dati infatti rivelarono che Venere era il luogo più infernale del Sistema Solare, dunque non più idoneo ad avventure di colonizzazione. Gli autori di fantascienza fecero allora emigrare i loro eroi sui pianeti esterni al Sistema Solare o su esopianeti della nostra Galassia poiché, in questo caso, la veridicità delle loro caratteristiche fisiche non correva ancora il rischio di essere contraddetta dalle osservazioni astronomiche scientifiche.

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(su concessione di E.R. Burroughs)

La Meteorite Siberiana (su concessione di
Wonders of the World)

Ma le cose stanno lentamente cominciando a cambiare. Nel prossimo futuro i telescopi di nuova generazione consentiranno agli studiosi non solo di scoprire esopianeti ma di analizzarne le caratteristiche con precisione. Una nuova generazione di autori di fantascienza, fra cui Ben Bova, ha capito che un pianeta Venere "moderno" può ritornare ad essere un affascinante scenario per avventure sorprendenti e drammatiche. Il suo libro "Venus" (Venere) pubblicato nel 2000 merita di essere letto poichè è un esempio di questa nuova tendenza.

"Venus" di Ben Bova
(su concessione della SFBooks.com)

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Marziano
(Su concessione Kent Lidström)


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Traduzione: S. Fabrizio - Supervisione: M. Messerotti - INAF-OATs

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